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Inquisizione ad Alghero: scoperti nuovi documenti

Negli ultimi anni l’Archivio Storico Diocesano, con finanziamenti CEI e del Ministero per i Beni Culturali ha portato avanti il progetto di inventariazione del Fondo del Tribunale Ecclesiastico (1602-1943), ovvero sono state riordinate circa 2.200 tra cause criminali, civili e matrimoniali prodotte dai vescovi nel foro ecclesiastico e che riguardano moltissimi paesi della Sardegna che appartenevano al territorio dell’antica diocesi i cui confini si estendevano fino a Nuoro. Tutti i lavori sono stati eseguiti dalla dott.ssa Alessandra Derriu che durante l’analisi delle carte ha effettuato un’emozionante ritrovamento identificando, frammiste alle cause criminali, 138 documenti del Tribunale dell’Inquisizione vescovile di Alghero del XVIII secolo, la cui esistenza era fin’ora sconosciuta.

L’inquisizione, attiva in Sardegna dal XV sec., era un’istituzione ecclesiastica che, attraverso i propri tribunali, indagava e processava i colpevoli di eresia e perseguiva idee, credenze e pratiche che andavano contro la dottrina cristiana. Con il tempo, il potere di questi uffici si estese a giudicare anche i colpevoli di malefici e sortilegi, di invocazione e rapporti con il diavolo, di arti divinatorie e di preveggenza, di medicina popolare basata sulla superstizione e di tutta una serie di reati minori legati al mondo della magia e dell’occulto. Dopo la fine del dominio spagnolo sull’Isola, nei primi anni del 1700, l’ultimo inquisitore nominato dalla Corona lasciò l’isola e i vescovi assunsero la carica di inquisitori. Il Tribunale della Santa Inquisizione di Alghero aveva sede nell’episcopio, ma denunce, indagini e processi potevano avvenire anche nei paesi nei quali si erano svolti i fatti. Nei documenti si fa riferimento all’aula del Tribunale nella quale venivano ricevute le denunce e celebrati i processi, nonché alle carceri del palazzo. Il vescovo si avvaleva di una struttura di esperti, avvocati, notai, teologi, messi, e di rappresentanti in tutto il vasto territorio della diocesi.

L’appassionante scoperta ha un grande rilievo scientifico e una notevole importanza storica, non solo per l’enorme fascino che caratterizza queste carte e per le possibilità che le stesse offrono di studio e conoscenza in diversi ambiti, religioso, giuridico, medico, antropologico, etnografico, sociologico, ma soprattutto perchè rappresentano una rarità nel panorama degli archivi sardi dell’Inquisizione, purtroppo molto povero. Dell’Inquisizione spagnola sono sopravvissuti pochissimi documenti che si trovano presso l’Archivio di Stato di Cagliari. Dell’Archivio del Sant’Officio di Sassari, che da una ricognizione era capace di riempire 25 carri, non è rimasta traccia. Le notizie sull’Inquisizione spagnola in Sardegna si trovano quasi interamente al di là del mare, nell’Archivo Histórico Nacional di Madrid. Per quanto riguarda il periodo di passaggio dall’inquisizione spagnola a quella episcopale, fino al rinvenimento dei documenti di Alghero, si aveva documentazione solo per l’archidiocesi di Cagliari e le diocesi unite di Iglesias-Suelli-Galtellì.

Il direttore dell’Archivio, don Antonio Nughes, e il direttore dell’Ufficio dei Beni Culturali Diocesani, don Paolo Secchi, esprimono il loro compiacimento per la scoperta effettuata; in tempi brevi la documentazione verrà messa a disposizione degli studiosi e degli appassionati, in modo tale che tutti possano disporre di questo importante patrimonio.