5° Convegno Ecclesiale Nazionale
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Mons. Giacomo Lanzetti - Stemma

Mons. Giacomo Lanzetti - Stemma del Vescovo

Lo stemma ha i medesimi colori in alto a destra ed in basso a sinistra, l'azzurro e il bianco, che stanno ad indicare la doppia cittadinanza tipica di ogni cristiano: la terra ed il cielo, le realtà terrestri in cui è immerso e la vita eterna già iniziata. Il pellicano è l'icona di chi si sacrifica per i figli fino a squarciarsi il petto per la loro sopravvivenza ed indica il dono totale di se stesso cui è chiamato il vescovo, che si spende per il suo gregge senza risparmiarsi, fino a consumare per esso la propria vita. I pani ed i pesci (che sono impressi anche nel pastorale di Mons. Lanzetti) si rifanno all'episodio evangelico (Mt 14,13-21...) in cui Gesù fa appello alla collaborazione dei discepoli ("Date loro voi tessi da mangiare" 14,15), per indicare la necessaria attenzione ai problemi della gente cui la Chiesa deve dedicarsi senza riserve.
A destra in basso, sui medesimi colori, sono disegnati due pesci che si baciano (ritorna il tema dei pesci) a formare la lettera "C" che è l'iniziale della parola "Cristo" ed è anche lo stemma della città di Carmagnola, in cui Mons. Lanzetti è nato. Al centro dei due pesci una stella richiama l'Immacolata, patrona di Carmagnola (ed anche titolare delle cattedrali di Alghero e Bosa!).
Le altre due parti dello stemma, ripetute in modo identico, fanno più da vicino riferimento alla storia personale del vescovo: le tre conchiglie in alto a destra richiamano S. Giacomo, di cui Mons. Lanzetti porta il nome, ed evocano il tema del pellegrinaggio, immagine della vita (cristiana); quelle in basso a sinistra fanno riferimento allo stesso simbolo presente nello stemma del Card. Michele Pellegrino, cui Mons. Lanzetti deve l'ordinazione sacerdotale e che ha voluto richiamare nella conchiglia il suo cognome.

Alla luce di queste spiegazioni è più facile intendere il significato del motto "Sincero corde servire".
- "Sincero corde" è un'espressione tratta dal Canone IV, per evidenziare la scelta di impegnare senza riserve nel ministero tutta la propria umanità, qui evocata con due caratteri non solo essenziali, ma anche indispensabili per la realizzazione di rapporti veri e proficui: la "sincerità" e la "cordialità". Così il vescovo può "aprirsi all'accoglienza delle persone e delle loro domande, in un contesto di autentica partecipazione alle diverse situazioni" (Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica post-sinodale "Pastore gregis", n.23).
- L'aggiunta del verbo "servire" esplicita l' "atteggiamento di servizio" che è chiaramente indicato come fondamentale per il vescovo (ib. n. 2). Accompagnando i due sostantivi, questo verbo evidenzia il soprappiù che la fede apporta alle qualità umane indicate, additando uno stile che è lo stesso di quello di Gesù e che la Chiesa è chiamata ad imitare: una Chiesa che ha lo stile della "lavanda dei piedi", che serve, che si prodiga e si spende senza riserve. "I vescovi nell'esercizio del loro ministero di padri e pastori in mezzo ai loro fedeli debbono comportarsi come 'coloro che servono' ('Lumen gentium, n.27; Christus dominus', n. 16), avendo sempre sotto gli occhi l'esempio del Buon Pastore, che è venuto non per essere servito, ma per servire e dare la sua vita per le pecore" "Pastores gregis", n. 42). Così facendo, il Vescovo "si spende generosamente per la Chiesa affidatagli" (ib. n. 1) e può essere "padre, fratello e amico di ogni uomo" (ib. nn. 4 e 11).
 
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