5° Convegno Ecclesiale Nazionale
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Storia - Prima dell'unificazione

La Diocesi di Alghero-Bosa

La diocesi di Alghero-Bosa è di costituzione assai recente: nasce infatti il 30 settembre 1986, con la fusione delle preesistenti circoscrizioni ecclesiastiche di Alghero e di Bosa, decretata dalla Santa Sede nell'ambito di un più ampio riordino delle sedi vescovili italiane.
Della diocesi di Bosa si hanno notizie certe a partire dal 1073, quando il vescovo Costantino de Castra ne edificò la celebre cattedrale romanica dedicata ai SS. Pietro e Paolo. Non è documentata la tradizione secondo la quale la chiesa bosana affonderebbe le sue radici fino all'anno 66, durante il mandato episcopale di S. Emilio.
Le origini del vescovato algherese sono invece di gran lunga meno remote. Risalgono al 26 novembre 1503, data in cui il pontefice Giulio II, dando attuazione ad un provvedimento disposto dal suo predecessore Alessandro VI, nel quadro di una radicale revisione dei confini delle diocesi sarde, fortemente voluta da Ferdinando il Cattolico, emanò la bolla Aequum reputamus, con la quale si decretava l'annessione degli antichi episcopi di Castro e Bisarcio a quello di Ottana, e veniva eretta una nuova diocesi sotto la giurisdizione di un unico prelato residente ad Alghero. L'ecclesiastico andaluso Pietro Parente, eletto vescovo di Ottana nel dicembre del 1503, fu il primo a sedere sulla cattedra che avrebbe preso il nome di "Alghero e diocesi riunite".
Le motivazioni alla base del provvedimento pontificio erano di natura squisitamente politica: con la pacificazione della Sardegna, dopo un interminabile periodo segnato da guerre ed epidemie che avevano determinato lo spopolamento di vaste zone dell'isola, tra cui i territori ricompresi nelle diocesi soppresse, la corona spagnola assegnava ad Alghero, scalo mercantile e rilevante piazzaforte, un ruolo politico di primo piano. Non a caso, solo qualche anno prima, nel 1501, essa era stata elevata al rango di città regia.
La nuova circoscrizione diocesana, tra le più vaste dell'isola, abbracciava un territorio che comprendeva parte del Logudoro, del Goceano, del Monteacuto, del Marghine e della Barbagia, regioni impervie e difficilmente raggiungibili da Alghero, peraltro isolata all'interno della diocesi di Sassari. A queste difficoltà si aggiungeva l'estraneità di quelle popolazioni della Sardegna più interna, profondamente legate al mondo agro-pastorale, alla realtà sociale, economica e culturale di Alghero, città fortemente differenziata sotto il profilo etnico e linguistico.Ciò spiega le resistenze che puntualmente si ebbero da parte del clero delle diocesi soppresse, che tuttavia non riuscirono a cambiare il corso degli eventi. Almeno fino al 1779, quando parte del Nuorese fu smembrato e assegnato alla ricostituita diocesi di Galtellì. Nel 1803, per volontà del papa Pio VII, fu la volta dell'Ozierese, aggregato alla nuova sede episcopale di Bisarcio. Fu in questa circostanza che furono annesse alla diocesi di Alghero alcuni centri della diocesi di Bosa. Altre parrocchie passarono alla diocesi di Nuoro nel 1930.
Gli ultimi sviluppi datano al 1986, anno della fusione con la diocesi di Bosa.
 
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