Sindia

Padre Mauro Maria Morfino «Cara Sindia, ti affido al Padre»

Dopo i recenti fatti di cronaca che hanno ferito la comunità di Sindia, non ultimo l’incendio che ha distrutto l’ancona della Chiesa di San Demetrio, che si somma al furto dell’auto, poi incendiata, subito dal parroco don Salvatore Biccai e all’imbrattamento della Chiesa del Cimitero, il Vescovo Mauro Maria Morfino ha scritto una lettera indirizzata alle autorità civili e religiose del paese e a tutte le famiglie sindiesi. La pubblichiamo integralmente consci del fatto che tutta la Diocesi, e non solo Sindia, si senta “colpita” dalla “sequenza maniacale di gesti insani”, come scrive Padre Mauro.


 

Alghero, 6 febbraio 2017

Carissimo don Biccai e carissimi don Niola e don Cambula, amati fratelli presbiteri;
carissimo e stimato Signor Sindaco e Amministrazione tutta;
carissimi sorelle e fratelli della Comunità cristiana di Sindia: su ognuno di voi sia la pace del Vivente, quella pace che nessuno può dare né rubare e irrinunciabile dono per ogni cuore umano.

Desidero raggiungere ognuno e ciascuno di voi in un momento di particolare pena per tutti. Per me si aggiunge la pena di non potervi essere stato fisicamente vicino in questi giorni per voi così tribolati perché ricoverato nuovamente in ospedale. Son stato dimesso ieri per i problemi di ernia del disco e, ultimamente, di una costola filatasi da un violento colpo di tosse. Il Signore sa quanto vi ho tenuti in cuore e vi abbia costantemente affidato a Lui, al suo amore fedele e alla materna protezione di Nostra Signora di Corte.

La sequenza maniacale di gesti insani, capaci di ferire così profondamente le persone e le loro proprietà e soprattutto mortificare tanto pesantemente la sensibilità, la storia, la fede e il sentire profondo di ogni sindiese, molto mi rattrista come uomo, come cristiano e come vescovo di questa Chiesa.

Nessuno di noi presente quel 17 ottobre scorso nella splendida chiesa di San Demetrio, quando annunciai la nomina di don Salvatore come nuovo parroco della comunità e salutavo commosso e grato il parroco-priore emerito don Niola, nessuno appunto poteva immaginare lo scenario bellico, infuocato, raccapricciante e iconoclasta di quei fotogrammi che avremo ormai indelebilmente stampati per sempre negli occhi. Ma soprattutto nel cuore.

Un assaggio imprevisto, sconcertante e così “troppo” a portata di mano dello scempio delle chiese della Siria e dell’Iraq che la TV ha fatto entrare incessantemente nelle nostre case in questi ultimi anni, lo abbiamo appena amaramente degustato anche noi. Certo, per grazia di Dio, nel gioiello architettonico di San Demetrio, senza la tragicità delle vite umane lì invece spezzate!

Questa che stiamo vivendo è una di quelle realtà inedite e inattese che fanno tuttavia irruzione nella vita di una comunità lacerando la memoria, piagando gli affetti, scalfendo la speranza e scorticando dolentemente la stessa nostra identità umana e cristiana. Chi di noi in questi giorni non si è domandato smarrito: “perché”? Chi di noi non si è sentito interiormente defraudato in un bene proprio, personale, amatissimo? Chi di noi non ha pianto?

Persone vessate, macchine rubate e bruciate, gesti gratuiti di vandalismo sono realtà che, coniugate con la vicenda di San Demetrio possono scuoterci interiormente, attanagliarci dalla paura e spingerci a chiuderci a riccio in una difensiva comprensibile ma certo non favorevole quel cambio di rotta che ognuno attende con ansia ma che ciascuno, tuttavia, deve favorire. Di questo cambio, l’intera comunità cristiana e ogni individua persona è responsabile: tutti siamo interpellati, ciascuno è chiamato ad esserne protagonista, nessuno può sottrarsi.

Ho parlato con il dottor D’Angelo Prefetto vicario, con il Capitano Pischedda comandante della Compagnia dei Carabinieri di Macomer e con lo stesso Sindaco Professor Luigi Daga: tutti mi hanno assicurato il massimo impegno perché la vita della comunità possa riprendere con serenità e orizzonte rasserenato e dal profondo del cuore li ringrazio a nome dell’intera comunità ecclesiale e mio personale. Tuttavia su nessuna Istituzione o rappresentante qualificato di essa possiamo gettare ogni aspettativa e attendere qualsivoglia soluzione.

Ognuno, in prima persona, è chiamato a costruire quella comunità più umana, più rispettosa dell’altro, più empatica nelle relazioni, più fattivamente solidale e più evangelicamente insaporita che ognuno di noi desidera ardentemente per sé e per l’intera Sindia. Vi prego nel Nome santo del Signore: nessuno deleghi nessuno in ciò che sa non delegabile quando la posta in gioco è il bene comune! Ciascuno faccia quella sua parte che nel profondo della propria coscienza sa limpidamente quale essa sia. Anche perché questa propria parte non fatta, resta incolmabile e produrrà inesorabilmente, ancora e ancora e ancora ingiustizie e drammi simili o peggiori di quelli che, tutti, stiamo tristemente piangendo.

Non mancano i segni belli che questa coscienza è operosa e vigile nella Comunità; segni per cui ringrazio con voi il Padre di ogni dono perfetto: ce li ha donati e noi gli siamo riconoscenti.

Il segno delle parole innanzitutto. Le parole pronunciate in momenti particolarmente difficili della vita sono parole strappate all’avventatezza, alla superficialità, allo scontato. Diventano non solo indicatori di percorso ma dicono innanzitutto in quale umanità si crede, in quale Dio si crede. Le parole dal sapore evangelico di don Salvatore nell’Eucarestia di ieri domenica 5 febbraio: “Il Signore non ci lascia soli!”: questa è la grande verità della vita cristiana da non mai scordare, nella gioia e nella tristezza. Poi l’invito autorevole del Primo cittadino fatto a tutti i sindiesi di soppesare le parole e gli atteggiamenti e di non autocandidarsi, nessuno, a frettoloso quanto incauto giustiziere. Le parole colme di verità dei devoti di San Demetrio attorno alla chiesa deturpata: “sono danni incalcolabili ma tutti noi ora vogliamo solo la pace”. E tutto quel non-detto bello e buono, vivido nel cuore di tutti coloro che son rimasti ammutoliti dalla sproporzionatezza dei fatti, quelle preghiere silenti per le persone colpite e umiliate, per gli affetti lacerati, per le memorie di secoli offuscate così repentinamente… Tutto celato ma tutto “detto” nel segreto del cuore e, soprattutto, tutto accolto nel cuore del Padre! E questa certezza risana, fortifica e ci permette di continuare il cammino della vita.

Poi il segno dolente ma prezioso del pianto. Il pianto accorato di tutti voi, da quello di figlio ferito di Sindia del parroco don Biccai, a quello attonito e incredulo di un sindiese di adozione, don Niola, a quello annoso e temprato di don Cambula e degli altri presbiteri nati tra voi. Il pianto di tutti voi intorno a quella chiesa sfregiata e a quella statua quasi inghiottita dal fuoco è certo un pianto che fa male. Ma il pianto può rigenerare. Misteriosamente anche la fede. “Il paese delle lacrime è così misterioso”, fa dire Antoine de Saint-Exupéry al suo piccolo principe. Così tanto misterioso da farci sconfinare in Dio, da raccontarci vicendevolmente con l’umido linguaggio del pianto che il suo Volto è per noi desiderabile più di ogni altro bene. Il mistero delle lacrime, delle nostre lacrime in questi giorni dice dell’insopprimibile desiderio di Lui Verità, di Lui Giustizia, di Lui Bellezza che preme interiormente, senza tregua, in ogni cuore. Lacrime: parole non verbali che ci permettono anche di comunicare la fede, di purificare la fede e di dirci, stupiti, che di Dio noi abbiamo necessità. Assoluta. Perché Lui resta “più intimo a me di me stesso”!

Ma “Il paese delle lacrime” ci porta a scorgere anche quel mistero che è l’altra, l’altro che mi vive a fianco. L’esperienza del pianto di questi giorni è un segno umano e cristiano bello – anche se dicevo dolente – da non sperperare lasciandolo cadere nello sgabuzzino delle emozioni passeggere o nell’angolo dei ricordi feriti… Paradossalmente, queste lacrime, possono essere lo zoccolo duro, quel “materiale” inossidabile su cui costruire stili nuovi, belli, godibili e rispettosi di vita. Nuovi, belli, godibili e rispettosi perché purificati dall’egoismo e dalla chiusura in se stessi. Nuovi, belli, godibili e rispettosi perché capaci di scavare l’ottusità del nostro sguardo e farci finalmente scorgere la presenza dell’altro, il suo dolore, la sua unicità, il suo desiderio – proprio identico al mio! – di essere accolto, curato, rispettato, accompagnato e amato con tenerezza.

Quando vediamo le lacrime scorrere sul viso di chi è accanto, ci sentiamo colpiti da questo linguaggio di vulnerabilità e tendiamo di farci vicini, prossimi. Tentiamo di consolare. Sì, le fragili e quasi evanescenti lacrime hanno un potere grande! Non dimentichiamolo mai: nulla come il pianto condiviso e asciugato ci permette di stringere un nuovo patto tra noi: non patto di convenienza ma alleanza davvero nuova perché fondata non sulla prevaricazione ma sulla solidarietà; alleanza possibile perché non avvitata sui miei interessi, le mie voglie, i miei pruriti e i miei palesi o nascosti egoismi ma perché consapevole che l’altro c’è, che l’altro non è semplicemente una comparsa sul palcoscenico della mia vita; che l’altro mi necessita in tutta la mia verità e bontà e che io necessito a lei, a lui in egual modo! Alleanza sempre rinnovabile perché tutta fondata sulla fedeltà dell’amore gratuito che il Signore nutre per ciascuno: indistintamente. E’ il linguaggio della santa Eucarestia: Gesù si spezza per me e io, nutrendomi di Lui, posso dare la vita per altri e trovarne così finalmente il senso perché “Chi stringe a sé la propria vita la perde, chi la dona la trova”!

Non dimentichiamolo più il pianto di questi giorni: è stata l’eloquenza discreta di chi siamo in realtà, hanno raccontano di quel nostro “di dentro” diversamente indicibile. Queste lacrime sono state la parte visibile, per quanto impalpabile e trasparente, della nostra verità e del nostro desiderio: siamo voluti e fatti dal Padre ad immagine del Figlio per vivere con Lui e tra noi con gli stessi sentimenti di Gesù. Ogni sopraffazione, ogni rispetto conculcato, ogni cura negata o taroccata, ogni indifferenza sistematicamente costruita, porta in sé un inevitabile segno di fallimento della vita. Porta già il sapore della morte.

Ogni pianto sgorga, solitamente, quando meno siamo capaci di verbalizzare adeguatamente emozioni complesse e travolgenti: esso sa dar voce a una miscela di stati d’animo contrastanti, diversamente traducibili. Indubbiamente le lacrime di questi giorni hanno raccontato di questo desiderio incoercibile che svela la nostra identità profonda e la nostra vocazione: siamo e desideriamo essere figli del Padre come lo è stato Gesù e sorelle e fratelli tra noi come Gesù lo è stato tra noi e per noi. Chiediamo allo Spirito del Signore Risorto di tenere dunque spalancati e sgombri i nostri canali lacrimali perché restino la memoria vivida – da oggi indelebilmente stampata nel cuore di ogni sindiese – di essere figli del Padre e fratelli fra noi. Questo pianto, nella vita umana e nella esperienza cristiana bi cherede! Necessita. Diversamente resterebbe solo il frutto amaro della tristezza, del fallimento, della vendetta da attuare appena possibile e di uno sguardo non fiducioso nei riguardi di troppi. Ma così la vita è già stata decapitata.

Segno bello e foriero di futuro certamente altro e che vedo di particolare eloquenza evangelica sono stati i nostri giovani: questo mi riempie il cuore di speranza e di gioia! La foto dei nostri ragazzi e giovani sindiesi di AC (ma non solo) apparsa sulla Nuova di oggi, lunedì 6 febbraio a pagina 5, non è certo meno commovente dello scempio del simulacro del martire Demetrio ritratto nella foto immediatamente sotto. L’ho letta così: la testimonianza cristiana di questo credente è ben viva, è feconda e genera ancora sequela al Signore Gesù e al suo Vangelo! Nulla di stantìo o di bigotto o di scontato nella fede cristiana: essa è capace di generare ancora “vite sorridenti”, capaci di sfidare paure, perbenismi o falsi pudori, vite non sedentarie, schiodate da su connottu e desiderose di senso, di verità, di unità.

La freschezza dei loro volti, i loro passi solerti, compatti e condivisi con altri verso la chiesa ferita, la limpidezza evangelica della loro preghiera presentata al Signore per intercessione di san Demetrio, ci dicono che non solo ci potrà essere (ma) domani un tempo altro a Sindia come nel resto della nostra Chiesa locale, ma che già oggi questo tempo è iniziato, già oggi persone in carne ed ossa che abitano le nostre case, frequentano le nostre scuole, camminano per le nostre vie, si incontrano, giocano, progettano e condividono percorsi virtuosi di vita, vivono affetti costruttivi e sono capaci di riferimenti non criptati o scontati o di pura apparenza come quello nei riguardi della persona del Signore Gesù. Questo è anche il presente. C’è un già che gronda di presente oltre che di futuro!

Vi voglio ringraziare cari giovani sorelle e fratelli a nome dell’intera Diocesi e in modo tutto particolare mio personale per questo segno bello, edificante e gioioso di vita cristiana che con semplicità e luminosità ci avete donato in questo frangente che, senza questa vostra testimonianza di vita e di fede, sarebbe stato molto più duro da digerire. La solidarietà e l’amicizia e la fede che condividete tra voi già riossigena potentemente il tessuto comunitario. Sì, siete un ottimo volano di speranza! Crescete nella conoscenza della persona del Signore Gesù e dell’umano ben riuscito che in Lui si rivela attraverso la sua Parola. Spezzate il torpore dell’indifferenza con il farvi prossimo di chiunque, senza pose, senza infingimenti e con vera cordialità nutrendovi dell’Eucarestia. Rilanciate la vita in voi e con chi incontrate vivendo il sacramento del Perdono, gratuità dell’amore donatoci dalla morte e risurrezione di Gesù. Ho il rammarico di non aver potuto fare con voi questa esperienza. Ma ho anche la gioia di sapervi membra vive di questa Chiesa e di potere, a Dio piacendo, fare con voi e tra voi altri passi che ci portino più decisamente nel cuore del Vangelo, nel cuore di ogni altra e altro che ci viene donato da amare.

Ho intravvisto questi segni belli in un momento brutto. Come non ringraziare insieme il Signore? Talvolta, è proprio nella prova e nel fallimento che lo Spirito ci rende capaci di bucare con lo sguardo della fede la piatta apparenza e ciò che riteniamo immutabile e così sedimentato da apparire incancrenito e privo di possibilità alternative. Anche nello scacco, per grazia di Dio, si accende una luce nuova, si anima di una forza sconosciuta e ci fa riposizionare dentro la storia con quella stessa novità di vita che ha reso Demetrio capace di vita oltre la morte subita. La statua di Demetrio avrà bisogno di restauri ma non certo la sua testimonianza di amore a Dio, alla Chiesa e ai fratelli! E’ vero che la studiosa Renata Serra, ha definito la statua di san Demetrio di Antiochia “una delle più belle della Sardegna” ed ora appare ai nostri occhi così deturpata. Ma l’intramontabile “oro zecchino”, quello contro il quale nessun fuoco può qualcosa, è la sua vita vissuta imitando il Signore Gesù e amando i fratelli con lo stesso suo cuore. Chi potrà mai mandare in fumo questa ricchezza così cara ai sindiesi? E’ nella vita umana e cristiana buona di voi sindiesi che questo oro zecchino potrà continuare a brillare sotto gli occhi di tutti. E’ solo così che i veri devoti del vescovo antiocheno ne riscopriranno i tratti nei vostri volti. E’ solo così che chi devoto non gli è, per la credibilità della vostra vita, potrebbe diventarlo imitandovi! Pur nel disastro, questo è il dono prezioso che voi oggi potete fare a questa nostra Chiesa diocesana che, vi assicuro, lo accoglie con inestimabile riconoscenza.

La giustizia dovrà fare il suo corso ed è giusto che sia così. La comunità cristiana che vive a Sindia ed è pellegrinante come l’intera Chiesa verso il Regno che viene, chiede per sé al Signore Gesù, i suoi sentimenti. Scrivevo per Natale alle nostre Comunità e quindi anche a quella sindiese: “Chi agisce [citavo la seconda lettura della notte di Natale, Tito 2,11-14] è la “grazia di Dio/cháris tû Theû”, quella benevolenza eccedente e non preventivabile, immeritata e interamente gratis data, capace di raggiungere “tutti gli uomini”. Tutti. E’ questa l’inconfondibile, dolcissima carezza di Dio che – solo! – può prendersi il lusso, proprio perché eccedenza di Amore, di non privilegiare categoria alcuna e di “non fare preferenze tra persone” (cf At 10,1-14; 33-44; Mt 5,45; Lc 15,11ss…). Gesù che appare nella carne è la nitida firma del Padre che sancisce per tutti e per ciascuno che Colui che lo invia, proprio in lui, nel Figlio, ama solo e sempre sovrabbondantemente, esageratamente, eccessivamente, sproporzionatamente”. Di chiunque siano state le mani di chi ha provocato tanto dolore, restano le mani di un figlio di Dio e quindi di un nostro fratello. Che ha sbagliato. Ma sempre e per sempre figlio del Padre in Gesù e nostro fratello in Lui. Chi tra voi è padre e madre sa che sempre e comunque un figlio resta tale. Sempre. Lo Spirito del Vivente ci dia la grazia di non tradire questa Buona notizia che è il Vangelo della Misericordia. I giovani, con sapienza adulta, lo hanno chiesto al Signore durante la preghiera: “E’ facile di fronte alle offese ricevute, al clima di paura e di sofferenza conseguenti ai fatti di questi mesi che i sentimenti che ci tengano uniti rischino di essere rabbia, critiche, vendetta. Per questo vogliamo rivolgerci a te, San Demetrio, perché conforti la nostra comunità e la tenga unita in una fede che rifiuta la vendetta, la rabbia e la disperazione”.

Chiudendo desidero ancora assicurarvi dell’affetto, del ricordo di tutti e di ciascuno davanti al Signore e alla sua Santa Madre, soprattutto di chi ha patito l’ingiustizia. Grande è la gratitudine per la testimonianza di fede e di amore che sapete e potete donarvi vicendevolmente e all’intera nostra Chiesa. Appena potrò rimettermi in movimento verrò a trovarvi, a pregare con voi e per voi. Vi chiedo il dono della vostra preghiera per tutte le necessità del nostro Presbiterio, per coloro che vivono qualche particolare travaglio nella loro vita e non hanno speranza e per il mio ministero episcopale tra voi.

Sia sempre e solo il santo Vangelo ad essere, per me e per voi, norma di vita e fonte di gioia. Invoco sui presbiteri che vi hanno annunciato e vi annunciano l’amore di Dio con passione e cuore largo e su tutti voi che ve ne fate attenti ascoltatori con cuore disponibile, la benedizione del Signore.

Vi abbraccio di cuore tutti caramente

  ✠ padre Mauro Maria